1946: I “fioi dea Sacimea” ed il parco giochi dei figli dei ferrovieri

PIAVE erigendo quartiere ferrovieri sacimea 1913 busetto

In basso a destra l’area “Sacimea”, zona di giochi per generazioni di figli dei ferrovieri (1913, collezione F. Busetto)

Nel 1946 i figli dei ferrovieri fondarono il Club della Sacimea. Non una vera e propria associazione, quanto una “scusa” per consentire, almeno una volta l’anno di far convergere a Mestre tutti i giovani che nel quartiere erano cresciuti. Parliamo della zona a ridosso di via Piave, edificata con il contributo delle Ferrovie dello Stato per alloggiare i propri dipendenti e le loro famiglie.

Perchè “Sacimea“? Quel nome, relativo all’area occupata per qualche tempo da un’impresa, diventò un parco giochi per le centinaia di ragazzini che crebbero a cavallo dei due conflitti mondiali del ‘900 nel quartiere a due passi dalla stazione ferroviaria. A sinistra, una foto del 1913, mostra come la zona fosse in progressiva costruzione e, in basso sulla destra, esistesse una spianata. Ecco, proprio attorno a quel rettangolo i bimbi ed i ragazzi giocavano, lasciando alle loro madri il Campo dee Vasche, l’attuale piazzale Bainsizza, dove andavano a lavare i panni.

ASSOCIAZIONI sacimea via piave 1936 massarenti

Via Piave nel 1936. A destra una prima fila di case dei ferrovieri che oggi non c’è più (Collezione M.Massarenti)

Sapendo com’è andata un secolo dopo, vien da sorridere alla preveggenza di chi definì Quartiere Cinese quello compreso dal gruppo di case dei ferrovieri tra via Dante e via Ariosto, fino all’inizio di via Querini. L’ultimo tratto verso la stazione (il gruppo di case tra le vie Piave e Pasubio) era invece stato soprannominato “el paese dei campaneiperché furono le prime case della zona ad avere i campanelli elettrici sul portone, in sostituzione dei tiranti.

I ragazzi diventati adulti, decisero nel primo dopoguerra di ritrovarsi una volta all’anno ad un pranzo conviviale, per ricordare la giovinezza andata e gli amici perduti. La Sacimea era il collante che univa tutti loro, nati fra i primi del ‘900 e la fine degli anni ’20, che su quei sassi si erano sbucciati le ginocchia ma avevano condiviso gli anni migliori. E spensierati, nonostante tutto.

Una tradizione proseguita ininterrottamente per 50 anni, fino alla metà degli anni ’90 quando fu festeggiato anche qualche compleanno centenario. La pergamena che invitava i partecipanti alla 35ma edizione (nel dicembre 1981) contiene una poesia in versi di Gaetano Pimazzoni che sintetizza al meglio lo spirito che ha animato per mezzo secolo i fioi dea Sacimea.

La pergamena del 35mo annuale incontro dei soci Sacimea (1981)

La pergamena del 35mo annuale incontro dei soci Sacimea (1981)

El compie ancùo ‘sto Club trentasinquani
formà da fioi de veci ferovieri,
ormai anca lori quasi tuti anziani
cò i so ricordi del passà de geri…

I Maestri, le Batisti, ‘l boresso,
i zoghi su le strade tute sassi
torno a la “Sacimea”, ma lo stesso
ghe par de strenzer tuto drento i brassi…!

Ma là xe nato el campo de le Vasche
dove le done el sporco ga lavà
d’istà e de inverno a l’ombra de le frasche
ma el tempo galantuomo l’à cambià:

El Paese dei “Campanei” xe ancora là
ricordo caro de quei che ancùo manca
parchè malora e guera ga copà
sorte bastarda e trista e tanto sanca

Ma bando adesso la malinconia
alsemo i goti insieme e po’ bevemo
al Club de Sacimea in compagnia
co l’augurio che ‘naltrano se trovemo

Dicembre 1981, vostro Gaetano Pimazzoni

 

Articolo pubblicato il 30 settembre 2013

 

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