Gino Bassetto e gli indimenticati bigliettai di filovie ed autobus

MESTRINITA bigliettaio acnil di gabriella bassetto

Gino Bassetto, bigliettaio di SFM ed ACNIL. Foto di Gabriella Bassetto

Ci sono foto che parlano da sole. E che senza tante didascalie scatenano emozioni. Misurate con il metro dei social network, parliamo di oltre 500 “mi piace” e di un centinaio di condivisioni in meno di un fine settimana nei vari gruppi Facebook che parlano di Mestre. Un piccolo fenomeno che, però, Gabriella Bassetto un po’ si aspettava al momento di postarla.

“La figura del bigliettaio è rimasta impressa nelle nostre menti, autorità e autorevolezza…..ci vorrebbero adesso”.

Chi è il bigliettaio della foto, Gabriella?

“E’ mio papà. Si chiamava Gino Bassetto. Assunto nel 1956 sotto la SFM (Società Filovie Mestre) poi convogliata nel 1965 in ACNIL ed infine nel 1978 diventata ACTV. Nel 1978 i bigliettai sono stati eliminati, sostituiti dalle obliteratrici. Lui dal 1978 al 1991 anno in cui è andato in pensione, è stato collocato all’ufficio turni in via Torino”.

Ci sono episodi dei suoi racconti che ti siano rimasti particolarmente impressi?

“Quando c’erano i filobus con le tirache mi raccontava che agli incroci quasi sempre le bretelle si staccavano, lui diceva in dialetto scarucoeava e dovevano salire sopra il mezzo e riposizionarle. Tornava a casa, specialmente quando pioveva, tutto sporco di grafite, che è un minerale conduttore elettrico e la mamma doveva lavare e rilavare le camicie. Avevano una divisa sola, sia per l’inverno che per l’estate. Il cappello era talmente grosso che quando era caldo e si sudava aveva tutta la fronte rosegada, arrossata. E guai non essere perfetti, perchè c’erano i controllori che vigilavano fossero sempre in ordine, non dovevano mai togliersi nè il cappello nè la cravatta e la giacca”.

Altri aneddoti?
Faceva spesso la tratta Venezia Mirano, ma anche la zona dove abitiamo, e cioè nel Terraglio. E quando sapeva di passare davanti a casa mi avvisava, mi diceva a che ora passava e io mi preparavo in strada e lo aspettavo per salutarlo. Alla sera, finito il turno apriva la sua borsa a tracolla nera e faceva i conti. Preparava i rotolini di moneta, verificava i biglietti, arancioni e verdi”.

La cronaca odierna racconta spesso di aggressioni agli autisti. Sai se tuo padre abbia mai vissuto momenti complicati in questo senso?

“Purtroppo anche all’epoca c’erano i molestatori nei filobus. Una volta hanno fermato la filovia, hanno individuato il “tipo”, hanno aperto le porte e lui e l’autista l’hanno preso per le braccia e scaraventato giù dalla vettura. C’era però anche tanta umanità; spesso a chi era in difficoltà non facevano pagare il biglietto. E quando scendevano le anziane il bigliettaio sempre le aiutava ed aspettava che attraversassero la strada“.

 

Filovia della SFM. Foto tratta dal gruppo Facebook "Carpenedo Mestre the people"

Filovia della SFM. Foto tratta dal gruppo Facebook “Carpenedo Mestre the people”

Nella foto a destra, tratta dal gruppo Facebook “Carpenedo Mestre the people“, si vedono bene le tirache che Gino Busetto ed i suoi colleghi dovevano riposizionare. Come si legge nei commenti che accompagnano l’immagine postata. Roberto Trevisan, sui mezzi ci lavorava: “Quante volte sono sceso per rimettere i bastoni sui fili. Anni d’oro

Altri invece erano passeggeri attenti e con buona memoria. Tipo Tiziana Martinengo: “Questo me lo ricordo..quando arrivava al capolinea di Ca’Emiliani nel’invertire la marcia le bretelle uscivano dalle guide..

Oppure Eraldo Pistolato: “Quando la filovia arrivava in piazza Carpenedo il controllore staccava le bretelle per invertire la corsa.. che spettacolo“.

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