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1900
Mestre delibera il suo ospedale
1906
Apre l’Umberto I a Castelvecchio
1982
Il progetto Aymonino al bosco di Carpenedo
2007
Inaugurato l’Ospedale dell’Angelo
2026
Approvazione della variante per Castelvecchio
Sintesi
Mestre, all’epoca comune autonomo, si pagò il suo ospedale nel 1900 con una colletta cittadina. L’Umberto primo aprì in centro nel 1906 e ci restò un secolo. Nel 1982 il progetto di un nuovo ospedale al Bosco di Carpenedo fece scattare la prima vera battaglia ambientalista della città che fece traslocare l’ospedale a Zelarino nel 2007 con un project financing da 220 milioni di euro: E l’abbattimento del vecchio Umberto primo creò un buco nero in centro, in attesa dell’attuazione di un progetto di recupero.
Contesto
Nel 1900 il Comune autonomo di Mestre, allora separato amministrativamente da Venezia, stanziò trentamila lire per costruirsi un ospedale. Non bastavano. I mestrini ne raccolsero altre cinquantamila in tre anni, con sottoscrizioni e iniziative. Nel 1906 aprì il primo padiglione nell’area dell’antico Castelvecchio e fu intitolato poi a Tullio Pozzan, primo primario, morto nel 1933.
Ingresso storico Umberto I° (fonte: StoriAmestre)
Vennero gli altri padiglioni. La casa delle suore e la chiesetta donate da Maria Berna, moglie del sindaco. Il padiglione Cecchini nel 1915, costruito con le centomila lire dell’ex sindaco di Chirignago Cesare Cecchini. Il padiglione De Zottis dagli anni Venti, tubercolosario sulla riva del Marzenego, ampliato per la Radiologia con nuove donazioni. Un ospedale fatto dai mestrini per i mestrini, in centro, raggiungibile a piedi.
Già nel 1925 si era affacciata l’idea di spostarlo fuori città. La propose Paolino Piovesana, primario e sindaco fascista. Il Consiglio Comunale la respinse a maggioranza, poco prima di essere sciolto con l’accorpamento di Mestre nel comune di Venezia. Il sospetto, scrive Michele Boato nel suo libro Mestre 1950-2025, era di speculazione immobiliare. L’ospedale restò in centro, e crebbe: dispensari, padiglione infettivi, ingresso su via Circonvallazione, Pronto Soccorso, Monoblocco. Senza toccare il parco interno.
La pressione tornò forte negli anni Settanta e Ottanta. Primari ospedalieri che chiedevano più spazio per le attrezzature, petizioni, articoli sulla stampa. La proposta che maturò aveva la firma di Carlo Aymonino: spostare l’ospedale sull’ultimo lembo del Bosco di Mestre, in via del Tinto a Carpenedo. Significava trasformare il bosco residuo in giardinetto dell’ospedale.
Nella Giunta Comunale prevalse, su spinta degli ambientalisti e di Italia Nostra, la linea dell’assessore Stefano Boato, fratello di Michele. D’accordo col sindaco Casellati e il vicesindaco De Piccoli, il Comune acquistò a prezzi agricoli un terreno della famiglia Tagliacozzo, tra il Terraglio e Zelarino. Lo trasferì alla USL, che ci avrebbe costruito il nuovo ospedale. Il Bosco di Carpenedo era salvo. Nei mesi e negli anni seguenti, su spinta del prosindaco Gaetano Zorzetto, sarebbe diventato uno dei caposaldi della rinascita del Bosco di Mestre.
[FOTO — Bosco di Carpenedo oggi, sentiero o veduta d’insieme. Didascalia: Il Bosco di Carpenedo salvato negli anni Ottanta dalla mobilitazione ambientalista.]
Nel libro Il sacco bello, Stefano Pittarello racconta quella scelta da dentro la stanza, attraverso il personaggio di Tano Zorzi (trasposizione narrativa di Zorzetto) in dialogo con De Piccoli e con i cronisti. «L’ospedale è bellissimo, nessuno lo discute. Costruendolo a Zelarino potrebbero davvero farci attorno un bosco nuovo. Ci resta solo questo briciolo del bosco di Valdemare. Vale la pena distruggerlo?». Il progetto, intanto, aveva già preso un soprannome che lo avrebbe accompagnato a lungo: ospedale a rotelle, lo battezzò Vittorio Pierobon sulle pagine del Gazzettino.
L’ospedale a rotelle si fermò a Zelarino. Lo progettò Emilio Ambasz con lo Studio Altieri: 151.802 metri quadri, una hall a forma di vela, una collina verde che copriva l’edificio principale, 680 posti letto. Lo costruì un’associazione temporanea d’imprese (Astaldi, Mantovani, Gemmo) in project financing, formula novità per la sanità pubblica italiana. La concessionaria, Veneta Sanitaria Finanza di Progetto, lo avrebbe gestito fino al 2032. L’inaugurazione formale arrivò il 22 settembre 2007. Sbloccare la variante dell’Umberto I avrebbe poi fruttato alla Asl oltre cinquanta milioni di euro dalla vendita dell’area. L’operatività piena arrivò tra maggio e giugno 2008.
Il video istituzionale prodotto da ULSS 12 e Veneta Sanitaria Finanza di Progetto sulla costruzione dell’Angelo.
L’Angelo vinse premi, finì sui manuali di architettura sanitaria internazionale. Ma i conti raccontarono presto un’altra storia. Duecentoventi milioni preventivati, oltre duecentoquaranta a consuntivo. Un mutuo da centoventi milioni, oneri finanziari per duecentottanta. Nel 2009 venne demolito un edificio inaugurato cinque anni prima, costato dieci milioni e mai utilizzato. L’esposto dei sindacalisti Cerasi e Placella alla Corte dei Conti stimò il costo finale dell’opera, gestione compresa, intorno ai quattrocento milioni. Cinque inchieste si aprirono sul project financing.
: L’Ospedale dell’Angelo a Zelarino, progetto di Emilio Ambasz con Studio Altieri
[MAPPA — Embed Google Maps centrato su Zelarino, via Paccagnella 11, con marker. Coordinate: 45.5039°N, 12.2046°E.]
In centro città, intanto, l’Umberto I° si svuotava. L’ASL vendette l’area alla DNG Spa nel 2010. Mestre si ritrovò un buco nero al posto del suo ospedale: cinque ettari di asfalto, parcheggio improvvisato, padiglioni storici lasciati al degrado. Solo la chiesetta donata da Maria Berna nel 1908 continuò a vivere, riaperta dalla comunità ortodossa moldava. Intanto DNG fallì nel 2017. Nel 2019 l’area fu riacquistata dal gruppo Alì di Gianni Canella, per 26,5 milioni di euro.
Tano Zorzi/Gaetano Zorzetto, nel libro Il sacco bello, aveva pensato a un’altra Castelvecchio. Sotto l’asfalto dell’Umberto I°, diceva, c’è il primo castello di Mestre, quello distrutto, ricostruito, incendiato e riadattato a monastero. «Nel giorno ormai prossimo della sua demolizione mi piacerebbe che quell’area potesse diventare archeologica e si procedesse a scavare alla ricerca di tracce dell’antico castello. Chissà cosa c’è ancora sotto». La città, in quella visione, non aveva bisogno di grattacieli o supermercati: aveva bisogno delle sue radici visibili a tutti.
Il “buco nero” di Mestre — l’area dell’ex Umberto I° in attesa di rigenerazione
Nel 2024 Alì presentò il progetto Castelvecchio, da centocinquanta milioni: supermercato con copertura verde e fotovoltaica, quattro torri residenziali fino a 87 metri, mille posti auto. Demolizione del padiglione De Zottis al suo posto un parcheggio a raso, recupero dei padiglioni Cecchini e Pozzan. La Soprintendenza espresse parere critico sull’altezza delle torri e sull’impatto paesaggistico. La Commissione regionale VAS diede via libera con prescrizioni nel luglio 2025. Nel marzo 2026 il Consiglio Comunale approvò la variante. Il Comitato Ex Umberto I° Bene Comune e Monica Coin annunciarono ricorso al TAR.
Fonti e documenti
Per la storia lunga dell’Umberto I°
L’ospedale Umberto I di Mestre, 1906-2008
Claudio Pasqual, storiAmestre / Note mestrine, Quaderni di storiAmestre 18, Cierre 2022. La ricostruzione storica di riferimento: nasce nel 1906 dalla colletta cittadina, attraversa il Novecento padiglione dopo padiglione, chiude nel 2008 con il trasloco. Pasqual ha lavorato sugli archivi e sulle fonti di Sergio Barizza.
La chiesetta dell’ex ospedale Umberto I rivive nel “buco nero” di Mestre
Claudio Pasqual, storiAmestre, 9 maggio 2023. La coda lunga del nodo: dalla vendita all’ASL ai passaggi DNG e Alì, fino alla chiesetta del 1908 riaperta dalla comunità ortodossa moldava. Il pezzo che racconta cosa è rimasto vivo dentro l’abbandono.
Sergio Barizza, Storia di Mestre. La prima età della città contemporanea, Il Poligrafo, Padova 1994; Un ospedale, una città. Le vicende storiche dell’ospedale di Mestre, in Il nuovo ospedale di Mestre, Marsilio 2007. Le due opere di Barizza sono la base storiografica su cui poggiano Pasqual e gran parte della letteratura locale. Non disponibili online, vanno cercate in biblioteca.
L’Umberto I: nascita, sviluppo e chiusura
Discovery Mestre. Sintesi divulgativa accessibile, utile come prima soglia se non si ha sotto mano Pasqual o Barizza.
Per la battaglia anni ’70-’80 e la scelta Zelarino
Michele Boato, Mestre 1950-2025. Storie di una grande città. Dal Sacco al riscatto, prefazione di Sergio Barizza, libri di Gaia. Il libro madre da cui nasce questo nodo. Boato ricostruisce dall’interno la mobilitazione ambientalista contro il progetto Aymonino sul Bosco di Carpenedo, l’acquisto dei terreni Tagliacozzo, il ruolo del fratello Stefano Boato come assessore. Voce di parte, dichiarata, da leggere come testimonianza diretta.
Il progetto Bosco di Mestre
Comune di Venezia. Fonte istituzionale che ricostruisce la nascita del Bosco di Mestre come reazione alla minaccia degli anni ’80 sul Carpenedo. Cita esplicitamente il ruolo del prosindaco Gaetano Zorzetto.
Bosco di Carpenedo
Discovery Mestre. La battaglia del 1982-1985 contro il progetto Aymonino, il ruolo di Italia Nostra, la legge Galasso, l’orizzonte della rinascita del Bosco di Mestre.
Stefano Pittarello, Il sacco bello, Cleup, collana Vicoli
Romanzo che racconta Mestre dagli anni Settanta a oggi attraverso il personaggio di Tano. Da qui il dialogo tra Tano (trasposizione narrativa del prosindaco Gaetano Zorzetto) e Cesare De Piccoli sulla scelta di Zelarino come occasione per far nascere un bosco nuovo, il battesimo “ospedale a rotelle” coniato dal cronista del Gazzettino Vito Pieropan, e la visione del futuro Castelvecchio come area archeologica. Nota redazionale: Stefano Pittarello firma anche DrioCasa.
Per l’apertura dell’Angelo e il modello project financing
Inaugurazione Nuovo Ospedale di Mestre
Ordine dei Medici di Venezia, settembre 2007, riprendendo la cronaca de La Nuova di Venezia. Cronaca diretta della cerimonia inaugurale: Galan, Cacciari, il ministro Turco, Frattini, Padoan. Citazioni dirette dei protagonisti e il dato chiave: dalla vendita dell’Umberto I° l’ASL incassò oltre 50 milioni.
New Hospital in Venice-Mestre
Webuild, scheda tecnica del progetto. Dati del cantiere: 151.802 metri quadri, 680 posti letto, ATI Astaldi-Mantovani-Gemmo, progetto Ambasz con Studio Altieri. Fonte aziendale del soggetto attuatore, da leggere con la cautela d’uso.
Francesca Gelli, ricerche sul project financing dell’Ospedale dell’Angelo
Università Ca’ Foscari Venezia, scheda accademica della ricercatrice. Gelli ha condotto uno dei primi studi di caso sul project financing dell’Angelo come laboratorio italiano del modello, con analisi degli attori, delle fasi procedurali e dei nodi critici.
Per ricostruire le inchieste sul project financing
Ospedale dell’Angelo, cinque inchieste: nel mirino anche il project financing
Gianluca Amadori, Il Gazzettino, 2014. Cronaca giudiziaria delle inchieste della Corte dei Conti sul modello finanziario dell’Angelo. Il Gazzettino come testata locale di riferimento.
I conti d’oro dell’ospedale di Mestre
Mariano Maugeri, Il Sole 24 Ore (ripreso da Sivemp Veneto), 2014. L’inchiesta giornalistica più analitica sui costi: il mutuo da 120 milioni, gli oneri finanziari per 280, il “monoblocchino” demolito nel 2009 dopo cinque anni, il sistema Baita-Mantovani che collega l’Angelo al MOSE.
Ospedale dell’Angelo, project sotto inchiesta
La Nuova Venezia, 29 marzo 2013. La cronaca dell’esposto Cerasi-Placella, l’indagine della Procura di Venezia con il pm Mingarelli, il coinvolgimento della Guardia di Finanza, il ruolo di Piergiorgio Baita.
Per la coda lunga: l’ex Umberto I° dal 2008 al progetto Castelvecchio
Approvata la variante al Piano di Recupero dell’ex Umberto I di Mestre
Comune di Venezia, comunicato ufficiale, marzo 2026. La voce istituzionale sulla delibera che ha sbloccato il progetto Alì-Castelvecchio. Conclusione formale del percorso amministrativo aperto nel luglio 2024, con riduzione del perimetro entro il 10% e ridefinizione delle volumetrie.
Cittadini vs Sindaco
Antonella Prigioni, 7Gold Telepadova, 16 luglio 2019. Servizio TV sul confronto tra Comune e cittadinanza sull’area ex Umberto I° nella fase precedente all’arrivo di Alì. La voce dei comitati nei mesi della vendita dall’amministratore giudiziario al nuovo proprietario.
Il nuovo Castelvecchio
Stefano Pittarello, 7Gold Telepadova, 5 luglio 2024. Cronaca TV della presentazione ufficiale del progetto Castelvecchio in Municipio, con Brugnaro e Canella. Le linee del piano da 150 milioni e le prime reazioni cittadine.
Nuova Castelvecchio, 150 milioni per l’ex ospedale Umberto I: al via il progetto del Gruppo Alì
Il Gazzettino, 6 luglio 2024. La cronaca scritta della presentazione del progetto: 43.000 metri quadri, quattro torri residenziali (87, 76, 42, 42,5 metri), supermercato, mille posti auto. I dettagli tecnici e i tempi previsti.
Mestre, ex Umberto I, appello delle associazioni a Canella
Gente Veneta, febbraio 2024. La lettera congiunta di Centro Studi Storici di Mestre, Fondazione Mestre Domani, Comitato Progetto Comune, Mestre Mia, Comitato Ex Umberto I Bene Comune: una voce composita della società civile mestrina che chiede dialogo prima della demolizione.
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