L’erosione della costa a Jesolo Pineta e i continui ripascimenti

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Anni ’70

Primi pennelli in calcestruzzo

Anni ’80

Pontili e ripascimenti

2011

Beach Regeneration System

2018

Ripascimento zona Cortellazzo, ripetuto di frequente in seguito

2026

Piano DOCFAP da 40 milioni di euro

Sintesi

In una specifica zona di Jesolo la spiaggia arretra da quasi cinquant’anni. Pennelli, scogliere parallele, pontili, ripascimenti, reti in silicone, dune artificiali, pennelli a Ypsilon: ogni soluzione per provare a risolvere non è stata finora decisiva. La spiaggia della Pineta, vicina alla foce del Piave, è la più esposta. Nel febbraio 2026 il Comune ha presentato il DOCFAP, un piano da 40 milioni con barriere sommerse, reef-ball e mezzo milione di metri cubi di sabbia. La spiaggia avanzerà di 20-30 metri. Poi cosa succederà?

Contesto

Jesolo ha a che fare da decenni con l’erosione, pur se in modi diversi a seconda dei tempi. Cominciò negli anni ’70, quando i primi pennelli frangiflutti in calcestruzzo vennero piantati sull’arenile per spezzare le correnti. Erano l’ondata difensiva che veniva predisposta lungo tutto l’Adriatico settentrionale in quegli anni, dalla Romagna fino al Veneto orientale: opere rigide, pesanti, costruite con la fiducia che il cemento avrebbe tenuto.

La spiaggia di Piazza Milano nel 1968 con in sfondo l’Hotel Caravelle, da un cartellone esposto sulla passeggiata a mare

Negli anni ’80 arrivarono i pontili in cemento rivestiti di legno e i ripascimenti meccanici: camion di sabbia che ogni primavera risalivano l’arenile per ricucire ciò che il mare si era preso d’inverno. Funzionavano nel lido centrale, ma non nella zona Pineta, dove la foce del Piave cambia regole a ogni piena.

Chi ha vissuto quella spiaggia ricorda di un chilometro di sabbia, dune e laghetti che si attraversavano con i ponti di legno. Sembrava un pezzo di Canarie incollato all’Adriatico. Poi a fine anni ’80 venne accorciato il pontile in roccia alla foce del Piave, le correnti girarono, e l’acqua iniziò a mangiare la Pineta.

Pineta di Jesolo – foce del Piave nel 1981 – da un cartellone esposto sulla passeggiata a mare

Nel 2011 arrivò il tentativo più singolare. Un brevetto americano già usato in Florida, il Beach Regeneration System: pali e reti di silicone piantati di traverso alla costa, da ottobre ad aprile, per trattenere la sabbia in fase di mareggiata. La spiaggia, in quel tratto a ridosso del villaggio Marzotto, in cinque mesi guadagnò otto metri. Tre file di ombrelloni in più. Seicentomila euro risparmiati di ripascimento. L’esperimento però non si estese. Restava il problema estetico, pali e reti in pieno paesaggio costiero da ottobre a maggio, ma anche quello politico: chi doveva pagarlo nel lungo periodo. Si tornò ai camion e alla sabbia.

Nel 2018 la Regione Veneto finanziò il ripascimento di Cortellazzo: 33.000 metri cubi di sabbia, in parte dragata alla foce del Sile, distesi tra la torretta 27 e il molo di destra del Piave. Quattro pennelli furono completati. Era un’opera puntuale, di manutenzione, non una soluzione strutturale. La Pineta continuava a perdere sabbia ogni inverno a ogni nuovo violento assalto del mare.

“Quando arriva la marea”, servizio di Telepadova 7Gold dopo la mareggiata di novembre 2019

Intanto la scienza spingeva in un’altra direzione. Il progetto europeo Life Redune, coordinato da Gabriella Buffa di Ca’ Foscari, dimostrava in quegli anni che le dune naturali (quelle vere, vegetate, con le radici della Stipa veneta a fare da setaccio) sarebbero la difesa più efficace contro le mareggiate. E che il Veneto ne aveva perse parecchie: dai 350 ettari del 1990 ai 270 del 2018. Un quarto della superficie dunale sparita in trent’anni.

A Jesolo le dune originarie, quelle alte cinque o dieci metri della Pineta selvaggia, non c’erano più da decenni. Erano state spianate dalla cementificazione degli anni ’70 e ’80, sacrificate al business turistico del lido centrale. Le dune che oggi si vedono in Pineta sono dune artificiali, piccole, ricostruite ogni autunno dai concessionari come barriera invernale. Ogni primavera vengono spianate per fare spazio agli ombrelloni.

[SPAZIO TIMELAPSE: embed Copernicus/Sentinel della foce del Piave, anni 1985-2025]

Il 4 febbraio 2026 il Comune di Jesolo ha presentato il DOCFAP, il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali. Quaranta milioni di euro complessivi, ventiquattro già stanziati dalle quote dei nuovi concessionari demaniali, il resto in cerca di cofinanziamenti regionali e statali. La soluzione è mista: barriere sommerse parallele alla riva, strutture reef-ball come barriera corallina artificiale, sistemazione del pennello di foce Piave, e un maxi ripascimento da cinquecentomila metri cubi di sabbia su 2,6 chilometri di costa, da piazza Torino al Piave. La battigia dovrebbe avanzare di 20-30 metri. Tornando a un’assetto simile a quanto era già nel 1981 come un cartellone ancora esposto lungo la passeggiata a mare ricorda.

Ad aprile 2026 sono stati conclusi i primi lavori preparatori: 900.000 euro della Regione, testate dei pennelli Bellevue e Maracaibo trasformate a Y per smorzare le onde, la duna di Cortellazzo recuperata con palizzate in legno e piantumazioni. È un cantiere che si apre alla vigilia di una stagione. La storia di Jesolo dice che ogni soluzione apre il problema successivo. La domanda non è se il piano funzionerà. È quanto durerà, prima che il mare cambi di nuovo le regole.

Fonti e documenti

Per capire l’oggi: il piano da 40 milioni

Jesolo, un piano salva-spiaggia da 40 milioni di euro: previste dune artificiali e interventi di ripascimento Il Gazzettino, 30 gennaio 2026, Giuseppe Babbo Il pezzo cardine alla vigilia della presentazione del DOCFAP. Racconta la mareggiata del 29 gennaio che strappa parte delle dune invernali, fotografa il tratto critico tra la torretta 33 e la foce del Piave, anticipa la strategia mista e i 24 milioni già stanziati. Chi vuole capire dove sta andando il litorale di Jesolo parte da qui. Jesolo, erosione costiera, presentato il DOCFAP per la messa in sicurezza della Pineta Veneto Orientale Informazione, 5 febbraio 2026 Cronaca della presentazione pubblica del DOCFAP del 4 febbraio. Tutti i numeri del progetto: 500.000 metri cubi di sabbia, avanzamento battigia 20-30 metri, 2,6 chilometri di costa, barriere sommerse e reef-ball. Le firme dei progettisti De Götzen e Tondello, l’intervento del vicepresidente regionale Pavanetto. Jesolo: barriere, rocce e reef ball per lottare contro l’erosione La Nuova Venezia, 20 giugno 2025 L’anello mancante della cronistoria. A giugno 2025 il sindaco De Zotti presenta agli operatori la prima ipotesi di strategia mista. Si parla apertamente di reef-ball, della scelta di rinunciare all’isola artificiale olandese, dell’orizzonte “fine mandato” per la messa in opera. È la fotografia del piano un attimo prima che diventi DOCFAP. Jesolo Pineta, completati i lavori da 900 mila euro per difendere la costa dall’erosione La Nuova Venezia, aprile 2026 Il pezzo di chiusura cronologica. I lavori della Regione conclusi alla vigilia della stagione: pennelli Bellevue e Maracaibo trasformati a Y, duna di Cortellazzo consolidata con bioingegneria. Le parole dell’assessore regionale Venturini sul senso dell’intervento.

Per ricostruire la storia degli interventi

Difesa mareggiate — interventi a Jesolo e sui litorali veneti MOSE Venezia, Provveditorato Opere Pubbliche / Consorzio Venezia Nuova La fonte istituzionale di riferimento per i dati tecnici. A Jesolo: ampliamento di 10 chilometri di spiaggia, 600.000 metri cubi di sabbia, 16 nuovi pontili, 2,5 chilometri di dune ricostruite a ridosso della foce del Piave. Numeri certi su cui si misurano tutti gli altri. Save the beach a impatto zero Artribune, dicembre 2012 Il pezzo che ha raccontato fuori dai confini locali la sperimentazione del Beach Regeneration System. Conferma la cronologia di base: i 13 chilometri di lidi protetti dagli anni ’70 con pennelli prefabbricati in calcestruzzo, l’erosione tornata aggressiva vent’anni dopo, la prima installazione del sistema americano di pali e reti in silicone nell’ottobre 2011. Le reti anti erosione allargano la spiaggia La Nuova Venezia, aprile 2012 Il convegno al villaggio Marzotto, cinque mesi dopo l’installazione delle reti. I numeri del bilancio: 60.000 metri cubi di sabbia trattenuti, 600.000 euro di ripascimento risparmiati, otto metri di battigia in più. Il momento in cui Jesolo crede di aver trovato la soluzione. Erosione delle spiagge: Jesolo viene salvata dallo “sbarco” degli americani Venezia Today, aprile 2012 Stessa storia raccontata dal lato della cronaca cittadina veneziana, con i dubbi: l’impatto visivo di pali e reti da ottobre a maggio, i costi del mantenimento nel lungo periodo. Quei dubbi spiegano perché l’esperimento non venne mai esteso. Jesolo, allarme maxi gradino in spiaggia: «Un’isola artificiale come riserva di sabbia contro l’erosione» Il Gazzettino, settembre 2022 Una pagina laterale ma istruttiva: l’opzione poi scartata. Per qualche mese i sindaci della costa veneta hanno seguito con interesse il progetto di una società olandese per costruire un’isola artificiale davanti al litorale, come riserva di sabbia e barriera. La storia di Jesolo è anche fatta di soluzioni che non sono mai arrivate al cantiere.

Per la memoria della Pineta perduta

Jesolo pineta, gli effetti dell’erosione: ecco come è cambiata la spiaggia La Nuova Venezia, marzo 2023, Giovanni Cagnassi La testimonianza più importante per capire cosa è andato perduto. Rodolfo Murador, ex consigliere comunale e fondatore di Jesolo Forum, racconta la Pineta di fine anni ’70: un chilometro di dune che ricordavano le Canarie, laghetti interni attraversati con ponti di legno. Il naturalista Michele Zanetti spiega come la pineta sia stata urbanizzata sacrificando un patrimonio naturale inestimabile. Articolo riservato agli abbonati: la lettura completa richiede l’accesso. «A Jesolo mareggiate ancora più potenti quando funzionerà il Mose» La Nuova Venezia, dicembre 2019 Il pezzo che ha portato la voce di Ca’ Foscari nel dibattito jesolano. Gabriella Buffa, coordinatrice del progetto Life Redune, spiega perché le dune naturali sono la difesa migliore contro le mareggiate. È l’articolo che ha aperto un altro modo di pensare il problema: non più solo opere “dure”, ma ricostruzione del paesaggio.

Per il contesto scientifico e ambientale

Progetto LIFE REDUNE — Università Ca’ Foscari Venezia Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica La scheda ufficiale del progetto europeo coordinato da Ca’ Foscari (2017-2022). Dati cruciali: 91 ettari di habitat dunali ripristinati nei siti Natura 2000 veneti, propagazione della Stipa veneta, coinvolgimento dei comuni di Cavallino-Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle e San Michele al Tagliamento. La cornice scientifica che inquadra ogni discorso sulle dune del Veneto. Opere di difesa costiera — geodatabase nazionale ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Il quadro nazionale: oltre 11.000 opere rigide installate lungo le coste italiane, il 18% del litorale interessato da scogliere, pennelli e muraglioni. La cifra che permette di leggere Jesolo dentro la storia europea della difesa costiera, e di vedere quanto la scelta di puntare ancora sull’opera rigida sia una scelta dentro una corrente, non una novità.

Le voci dell’audiovisivo locale

Jesolo, mareggiata fuori stagione: i cambiamenti climatici spaventano la costa Antenna Tre — Medianordest, agosto 2023, servizio di Filippo Fois La mareggiata di Ferragosto raccontata in tv. Le voci del presidente Federconsorzi Antonio Facco, del sindaco De Zotti, del presidente del consorzio Torino 1 Fabio Sartorato. Il servizio che mette in fila il fenomeno locale e il quadro globale del cambiamento climatico. Jesolo, la mareggiata porta via 10mila metri cubi di sabbia Antenna Tre — Medianordest, dicembre 2024, servizio di Filippo Fois Una delle mareggiate più dure del dicembre 2024. Due chilometri di Pineta colpiti, intervista al presidente Federconsorzi. Documenta dal vivo il meccanismo che si ripete a ogni inverno: il mare prende, la primavera ripristina, e si ricomincia. Jesolo, spiaggia erosa dalla mareggiata: “serve intervento radicale” Televenezia, febbraio 2024 La voce degli amministratori jesolani sull’esigenza di un intervento strutturale, due anni prima del DOCFAP. La consapevolezza che il ripascimento manutentivo non basta più.

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In una specifica zona di Jesolo la spiaggia arretra da quasi cinquant’anni. Pennelli, scogliere parallele, pontili, ripascimenti, reti in silicone, dune artificiali, pennelli a Ypsilon: ogni soluzione per provare a risolvere non è stata finora decisiva. La spiaggia della Pineta, vicina alla foce del Piave, è la più esposta.