Gigi Masin e la sua musica, da Björk alla Biennale

Gigi Masin, veneziano classe 1955, ha pubblicato nel 1986 un disco autoprodotto chiamato Wind. Lo regalava ai concerti. Sedici anni dopo, Björk ne campionò una traccia in un singolo del suo Greatest Hits, Per Masin fu una involontaria sponda al successo planetario. Da musicista invisibile in Italia è diventato un riferimento dell’ambient mondiale. La Biennale Musica 2026 celebra i quarant’anni di quel disco.

Dall’Umberto I° all’Ospedale dell’Angelo: un secolo di sanità a Mestre

Nel 1906 il Comune di Mestre si pagò il suo ospedale in centro città grazie a collette e donazioni. Cent’anni dopo lo spostò a Zelarino. Tra l’Umberto I° e l’ospedale dell’Angelo non c’è solo un trasloco ma un secolo di discussioni sulla sanità del territorio.

L’erosione della costa a Jesolo Pineta e i continui ripascimenti

In una specifica zona di Jesolo la spiaggia arretra da quasi cinquant’anni. Pennelli, scogliere parallele, pontili, ripascimenti, reti in silicone, dune artificiali, pennelli a Ypsilon: ogni soluzione per provare a risolvere non è stata finora decisiva. La spiaggia della Pineta, vicina alla foce del Piave, è la più esposta.

Il Triveneto e la TV digitale terrestre: tre switch-off in quindici anni

Il Triveneto è stato il laboratorio nazionale del digitale terrestre. Tre switch-off in quindici anni: il primo fra il 2009 e il 2010 con l’addio all’analogico; il secondo nel 2022 con la cessione della banda 700 al 5G; il terzo iniziato nel 2024 col passaggio al DVB-T2. Ogni passaggio ha cambiato regole, frequenze, antenne. E ha lasciato indietro qualcuno: anziani, case di montagna, paesi al confine.

Venezia e l’inarrestabile crollo demografico

Nel 1951 il centro storico di Venezia aveva 174.808 abitanti. A fine 2025 ne ha 47.625: come a dire che tre residenti su quattro sono andati via nell’arco di settantacinque anni. Una catena cumulativa di eventi: l’industrializzazione di Porto Marghera, l’acqua granda 1966, la progressiva chiusura delle fabbriche insulari. Più recentemente poi il turismo di massa e l’allargamento degli affitti brevi ad aggravare il problema casa.

MOSE: storia e ingegneria di un’opera impossibile

Laguna di Venezia — bocche di porto di Lido, Malamocco, Chioggia | 19662025 Ascolta la sintesi AI 1966 L’alluvione del 4 novembre, 194 centimetri. L’Italia capisce di non avere un piano 1984 Legge Speciale 798. Nasce il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico 2003 Berlusconi inaugura i cantieri alle tre bocche di porto. Vent’anni di ritardo … Leggi tutto

Il Palais Lumière di Cardin: la mega-torre mai nata e l’alternativa segreta all’Ospedale dell’Angelo

Un grattacielo alto più del doppio del Campanile di San Marco, firmato da un genio della moda. Nella Macchina del Tempo scopriamo il Palais Lumière di Pierre Cardin. Una cattedrale di vetro da due miliardi di euro che doveva sorgere a Porto Marghera, ma che avrebbe potuto svettare anche vicino all’Ospedale dell’Angelo. Storia di una grande opera rimasta solo sulla carta.

Felice Maniero e la narrazione sulla Mala del Brenta: ricostruzioni giornalistiche, autobiografie, fino alle interviste in streaming

Felice Maniero nella Macchina del Tempo. Dalle imprese con la Mala del Brenta,
alle aule di tribunale, fino alle interviste in streaming. Esploriamo le
pubblicazioni sul suo conto, partendo dalla rigorosa letteratura d’inchiesta
per giungere alle interviste in streaming sul mito criminale del suo gruppo.

Come funziona il MOSE: ingegneria estrema, mappe e l’esplosione dei costi a 6 miliardi

La Macchina del Tempo scende nei fondali della laguna. Ottomila tonnellate di acciaio, settantotto paratoie mobili e miliardi di euro di spesa. Scopriamo come funziona l’ingegneria estrema del MOSE, aiutandoci con la mappa delle tre bocche di porto e un grafico dei costi di un cantiere che ha riscritto la delicata morfologia attorno a Venezia.

Lo scandalo MOSE: il cantiere infinito, i fondi neri e il terremoto istituzionale del 2014

Per decenni, il cantiere del MOSE è stato una sorta di “Stato nello Stato”. L’infinita gestazione dell’opera e la natura del concessionario unico (il Consorzio Venezia Nuova) avevano creato un monopolio assoluto sulla gestione dei miliardi di lire stanziati per la salvaguardia di Venezia.