Il “Baby MOSE” di Chioggia: come funziona la diga in miniatura che difende il Canale della Vena

Venezia | 2026
Ascolta la sintesi AI

https://www.driocasa.it/wp-content/uploads/2026/03/intro-IL-BABY-MOSE-DI-CHIOGGIA-1.mp3

19xx

L’urgenza: Chioggia è altimetricamente più bassa di Venezia. L’acqua alta invade il Canale della Vena e il centro storico già a 100 cm, rendendo necessaria una difesa locale indipendente.

Anni 2000

I cantieri: negli Anni 2000 iniziano i lavori per posare due sbarramenti mobili ai due estremi del canale cittadino: a nord (Piazzetta Vigo) e a sud (Santa Maria).

2012

Il primo sollevamento: nel 2012, con ben otto anni di anticipo rispetto al sistema principale alle bocche di porto, il “Baby MOSE” entra ufficialmente in funzione.

20xx

Il collaudo sul campo: Il sistema dimostra la sua efficacia meccanica, riuscendo a isolare il canale idrico centrale e proteggendo i commercianti clodiensi dalle maree “medio-alte”.

20xx

Convivenza e limiti: Il Baby MOSE protegge la città fino a maree di 130 cm. Oltre questa soglia, le piccole paratoie vengono sommerse ed è necessario l’intervento del grande MOSE alle bocche di porto.

Sintesi

Mentre i riflettori del mondo erano puntati sui titanici e controversi cantieri alle bocche di porto della laguna, all’estremità meridionale del territorio rendeva forma un’opera gemella, più piccola ma altrettanto vitale: il “Baby MOSE” di Chioggia. Il centro storico clodiense, attraversato dal Canale della Vena, ha un piano altimetrico particolarmente basso, che lo espone agli allagamenti già con maree di 100 centimetri. Per difendere il cuore della città dai frequenti allagamenti “medio-alti” (quelli che non giustificano il sollevamento del grande MOSE, che un tempo si alzava solo per picchi estremi), è stato progettato un sistema di salvaguardia locale costato circa 18 milioni di euro. Entrato ufficialmente in funzione nel 2012, ben prima dell’infrastruttura principale, il Baby MOSE è composto da due sbarramenti mobili posizionati agli estremi del canale. Quando la marea sale, le paratoie si sollevano, sigillando letteralmente il corso d’acqua interno e mantenendo il centro cittadino all’asciutto.

Contesto

Chioggia vive un rapporto simbiotico e spietato con la laguna. Il suo salotto buono, attraversato dal Canale della Vena, rischiava di finire regolarmente sott’acqua a ogni capriccio dello scirocco. Da qui, l’esigenza di un sistema di difesa “su misura”.Dal punto di vista ingegneristico, il Baby MOSE presenta differenze cruciali rispetto al fratello maggiore veneziano. Se le 78 immense paratoie alle bocche di porto emergono per spinta di galleggiamento tramite l’immissione di aria compressa, il sistema clodiense funziona in modo squisitamente meccanico.

Le due barriere — posizionate a nord verso Piazzetta Vigo e a sud verso Santa Maria — giacciono in appositi alloggiamenti sul fondale. Quando i sensori segnalano l’innalzamento della marea oltre il livello di guardia, entrano in azione dei potenti pistoni oleodinamici (cilindri idraulici) che spingono fisicamente verso l’alto le paratoie d’acciaio, facendole ruotare sulle cerniere fino a farle emergere, chiudendo l’accesso al canale. L’operazione di sollevamento richiede appena una decina di minuti.

Questa soluzione “chirurgica” ha restituito respiro alle attività commerciali del centro, ma ha dei limiti fisici precisi. Il Baby MOSE è tarato per intercettare maree fino a un massimo di 130 centimetri. Se la furia del mare spinge l’acqua oltre quella quota, le piccole paratoie del Canale della Vena vengono letteralmente scavalcate dall’onda.

Ecco perché il Baby MOSE non sostituisce, ma integra l’infrastruttura rincipale: è il primo scudo tattico di Chioggia contro la quotidianità delle acque alte, ma per sopravvivere agli eventi estremi — come l’Acqua Granda — la città deve comunque affidarsi ai giganteschi sbarramenti che sigillano l’Adriatico.

[Spazio Banner 1]

Fonti e documenti

  • Relazioni tecniche del Consorzio Venezia Nuova sul sistema di difesa locale del Comune di Chioggia.
  • Archivio storico stampa locale (La Nuova Venezia, Il Gazzettino) per la copertura dei collaudi del 2012.

Nodi collegati

[Spazio Banner 2]