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1981
Mestre: uccide i genitori in casa: Roberto Succo ha 19 anni
1986
Evade dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia e raggiunge la Francia
1987
Gli vengono attribuiti cinque omicidi tra Savoia, Provenza e Tolone. Due sono poliziotti
1988
Viene arrestato in Italia. Compie uno show sul tetto del carcere di Treviso, si suicida in quello di Vicenza
2001
In dieci anni diventa un mito criminale con Il libro di Froment, la pièce di Koltès, il film di Kahn
Sintesi
Mestre, aprile 1981. Roberto Succo, diciannove anni, uccide entrambi i genitori in via Terraglio. È dichiarato infermo di mente e internato nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia. Nel 1986 evade. In Francia, fra Savoia e Provenza, gli vengono attribuiti gli omicidi di cinque persone, di cui due sono poliziotti. Catturato in Italia nel febbraio 1988, finisce sul tetto del carcere di Treviso seguito in diretta televisiva per ore. Si suicida in cella a Vicenza il 23 maggio a ventisei anni di età. Cinema, teatro e letteratura in particolare francese hanno ricostruito le sue folli gesta.
Contesto
Il 9 aprile 1981 il dirigente del distretto di polizia di San Marco manda due agenti in via Terraglio, a Mestre. L’appuntato Nazario Succo, della Squadra Mobile, non si presenta al lavoro da due giorni. A casa nessuno risponde. Gli agenti entrano dal balcone passando da una vicina. Nel corridoio trovano sangue. Davanti alla porta del bagno qualcuno ha messo due scatoloni. Li spostano. Nella vasca, sotto acqua e calce, ci sono Nazario Succo e la moglie Maria Lamon, uno sopra l’altra.
Roberto Succo con i genitori
Manca il figlio Roberto. Diciannove anni, quinta D al Liceo Scientifico Ugo Morin. Mancano anche l’Alfasud di famiglia e la pistola Beretta d’ordinanza del padre. Due giorni dopo, l’11 aprile, lo trovano all’uscita di una pizzeria di San Pietro al Natisone, in Friuli, a ridosso del confine con la Jugoslavia. Quando vede i carabinieri tenta di estrarre la pistola dalla custodia di una macchina fotografica. Non fa in tempo. In caserma all’inizio nega. Poi confessa. Racconta che due giorni dopo aver compiuto diciannove anni, c’è stato un litigio. La madre non gli prestava l’Alfasud del padre. Roberto ha preso un coltello da cucina e l’ha colpita trentadue volte. Ha aspettato per ore. Quando Nazario è rientrato dal turno verso mezzanotte l’ha aggredito alle spalle con un’accetta, poi finito a coltellate. Ha sistemato i corpi nella vasca e li ha coperti con acqua e calce, per ritardare la scoperta.
La triplice perizia psichiatrica lo dichiara schizofrenico. Per il tribunale di Venezia è incapace di intendere e di volere, non punibile. Lo internano nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia per dieci anni. In OPG Roberto Succo è un detenuto modello: si diploma, si iscrive a Geologia all’Università di Parma, parla a lungo con il cappellano, tiene i conti correnti dei compagni di reparto. I medici credono al recupero. Nel 1986, dopo cinque anni, gli concedono un permesso di semilibertà per seguire le lezioni: dormire in istituto, frequentare l’università di giorno. Una mattina di metà maggio sale su un treno per Genova. L’evasione viene denunciata in ritardo.
La casa di Via Terraglio a Mestre, teatro del duplice omicidio dei genitori
In Francia Roberto Succo si fa chiamare Kurt, poi André. Vive tra la Costa Azzurra e la Savoia. Ha una relazione con una ragazza giovane, Sabrina: lei non sa nulla, lo vede cambiare automobile e sparire per giorni. Il 2 aprile 1987 a Tresserve, vicino a Chambéry, uccide il brigadiere della gendarmeria André Castillo durante un controllo. Tre settimane dopo ad Annecy sequestra France Vu-Dinh: il corpo non è mai stato trovato. La stessa notte a Sisteron uccide il medico Michel Astoul che gli aveva dato un passaggio in autostop. Il 24 ottobre stupra e uccide Claudine Duchosal a Menthon-Saint-Bernard. Il 28 gennaio 1988, all’hotel Prémar di Tolone, abbatte con tre colpi calibro 357 Magnum l’ispettore di polizia Michel Morandin, 35 anni: una pallottola nella gamba, una nel braccio, l’ultima dietro l’orecchio. Il collega Claude Aiazzi resta ferito. I giornali francesi gli appiccicano soprannomi: “l’assassin de la pleine lune”, “l’homme au treillis”, “le légionnaire déserteur”, “Roberto Zucco”.
ritratto segnaletico di Roberto Succo
Il 28 febbraio 1988 Succo viene arrestato a Bocca di Strada di Santa Lucia di Piave, nel Trevigiano. Lo ammanetta Raffaele Ruggiero, un poliziotto che aveva lavorato per anni con il padre. “L’ho conosciuto bambino e ho arrestato un mostro”, dirà ai cronisti. Davanti ai fotografi Roberto nega tutto, fischietta, sorride. Lo portano al carcere di Santa Bona, Treviso. Il 1° marzo, durante l’ora d’aria, salta su una tettoia, si arrampica sulle sbarre, sale sul tetto. Si spoglia. Resta lassù per ore. Urla alla folla che si è radunata sotto il muro di cinta. Dice di essere un uccello, parla di una donna che ha amato. Lancia tegole sui carabinieri. È in questura per una conferenza stampa quando arriva la notizia Laura Ferretto, giornalista mestrina di Antenna 3 Veneto. Al Morin era stata in una sezione vicina alla sua. In pochi minuti è la prima sotto il carcere con l’operatore di ripresa Lucio Zanato. Dal grattacielo di via Pisa, sede dell’emittente, una seconda telecamera inquadra il tetto da lontano. I collegamenti durano ore. Le immagini fanno il giro del mondo. Sulle indagini in Veneto lavora il giudice Nicola Maria Pace.
tentata evasione dal carcere Santa Bona di Treviso, immagini tratte da Antenna 3 Veneto, 1 marzo 1988
L’esibizione finisce con un volo. Roberto si appende a un cavo teso tra il tetto del carcere e l’abitazione del direttore, prova a saltare verso un terrazzino, cade da quattro metri, si frattura tre costole. Mormora ai soccorritori: «Sto bene, molto bene, è solo il primo tentativo». Lo trasferiscono prima al carcere di Livorno, dove confessa tutti gli omicidi francesi. Poi al San Pio X di Vicenza. All’alba del 23 maggio 1988 le guardie lo trovano morto nella cella accanto all’infermeria. Si è asfissiato con un sacchetto di plastica e il gas di una bomboletta da campeggio. Aveva ventisei anni.
Bernard-Marie Koltès aveva già scritto la sua pièce quando Roberto Succo era ancora sul tetto di Treviso: “Roberto Zucco”, con una Z al posto della S, è del 1988 — la distanza minima tra il fatto e il mito. Tre anni dopo a Parigi la giornalista Pascale Froment pubblica “Je te tue. Histoire vraie de Roberto Succo, assassin sans raison” (Gallimard, 1991). Aveva incontrato Koltès in fase di stesura e gli aveva passato materiali della propria inchiesta. L’edizione italiana esce nel 1992 con Marsilio, titolo “Ti ammazzo”: oggi è fuori catalogo. Nel 2001 Cédric Kahn porta la storia al cinema, con Stefano Cassetti nel ruolo di Roberto. Il film è tratto dal libro di Froment. Roberto Succo è sepolto al cimitero di Mestre. Sulla tomba il nome è quasi illeggibile.
Fonti e documenti
Per ricostruire il caso
L’assassino che divenne un serial killer dopo essere evaso Stefano Nazzi — Il Post — maggio 2023 Estratto del libro “Il volto del male” di Stefano Nazzi. La ricostruzione più rigorosa disponibile online in italiano: dal ritrovamento dei corpi in via Terraglio al tetto di Santa Bona, ordinata e documentata. Succo, omicidi e fughe del mostro di Mestre La Nuova Venezia — maggio 2018 Il pezzo del trentennale firmato dal quotidiano veneziano. Dentro c’è anche la testimonianza diretta di Laura Ferretto, che incontrò Succo in via Piave durante la latitanza, prima ancora che la sua evasione fosse stata denunciata. Trent’anni fa la fine della follia omicida di Roberto Succo Tribuna di Treviso — maggio 2018 Stesso anniversario, angolo trevigiano: il carcere di Santa Bona, l’arresto a Santa Lucia di Piave, il suicidio al San Pio X.Per il contesto locale
Succo, il killer dagli occhi di ghiaccio che terrorizzò Mestre e la Francia Il Gazzettino — agosto 2013 Il pezzo lungo del Gazzettino, ricco di dettagli sull’identificazione in Francia, sull’arresto di Ruggiero da parte di un ex collega del padre, sul trasferimento a Livorno prima di Vicenza. Quarant’anni fa i delitti di Roberto Succo, ora diventano una storia a fumetti Il Gazzettino — aprile 2021 Il ritorno della vicenda nel quarantennale. Utile per misurare la persistenza della storia nella memoria del territorio.Per le voci dei protagonisti
Roberto Succo, la follia diventa cinema e letteratura DrioCasa — 2013 Dentro c’è la dichiarazione raccolta direttamente da Laura Ferretto, cronista di Antenna 3 Veneto: la scuola comune al Morin, la copertura del caso dall’omicidio dei genitori a Tolone, il ricordo del giudice Nicola Maria Pace.Per la dimensione francese
Je te tue. Histoire vraie de Roberto Succo, assassin sans raison Pascale Froment — Gallimard — 1991 Due anni di inchiesta giornalistica francese. La fonte biografica primaria su cui poggiano il film di Kahn e gran parte della letteratura successiva. Froment incontrò Koltès in fase di stesura della pièce e gli passò materiali della propria inchiesta. Edizione italiana: “Ti ammazzo. La vera storia di Roberto Succo, assassino senza ragione”, trad. A. Folin, Marsilio, 1992, oggi fuori catalogo. Faites entrer l’accusé — Roberto Succo, Succo le fou France 2 — luglio 2004 Regia di Jean-Pierre Devillers, conduzione di Christophe Hondelatte. Il documentario storico francese sul caso. La versione integrale circola su YouTube: link a cura dell’autore in fase di pubblicazione.Nodi collegati
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