Il labirinto MOSE: dall’Acqua Granda del ’66 a cinquant’anni di battaglie politiche

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4 Novembre 1966

Il trauma nazionale: L'”Acqua Granda” sommerge Venezia con una marea di 194 centimetri. Lo Stato italiano si rende conto che la città rischia di scomparire.

1973

La Legge Speciale: Il Parlamento approva la prima Legge Speciale per Venezia, dichiarando la salvaguardia della laguna “problema di preminente interesse nazionale”.

1984

Il Concessionario Unico: Per evitare la frammentazione degli appalti, lo Stato affida la progettazione e l’esecuzione in regime di monopolio al neonato Consorzio Venezia Nuova.

2003

La Prima Pietra: Dopo decenni di scontri politici e progetti alternativi scartati, il Governo Berlusconi inaugura ufficialmente l’inizio dei lavori alle bocche di porto.

3 ottobre 2020

La prova sul campo: A cantieri non ancora formalmente conclusi, il MOSE viene sollevato per la prima volta in condizioni di emergenza, proteggendo Venezia da una marea di 130 centimetri.

Sintesi

La realizzazione del MOSE (MOdulo Sperimentale Elettromeccanico) non è stata solo una titanica sfida ingegneristica, ma uno dei percorsi politico-amministrativi più tormentati della storia repubblicana. Iniziato idealmente all’indomani del disastroso alluvione del 1966, il dibattito su come salvare Venezia ha attraversato più di cinquant’anni di governi e amministrazioni locali. Il passaggio chiave avvenne nel 1984, quando lo Stato decise di derogare alle normali gare d’appalto europee affidando l’intera opera a un “concessionario unico” privato, il Consorzio Venezia Nuova. Questa scelta politica, pensata per snellire la burocrazia, creò un monopolio inscalfibile che si scontrò duramente per tutti gli anni Novanta con i movimenti ambientalisti e con l’amministrazione comunale guidata da Massimo Cacciari, strenuo oppositore del progetto. Tra veti, valutazioni di impatto ambientale respinte e rinvii, la prima pietra fu posata solo nel 2003. Ci vorranno altri diciassette anni prima di vedere le paratie alzarsi a difesa della città nell’autunno del 2020.

Contesto

Tutto inizia nel fango e nella devastazione del 4 novembre 1966. Quel giorno, l’Acqua Granda non solo distrusse il tessuto economico di Venezia, ma impose alla politica romana una presa di coscienza inevitabile: la città stava sprofondando e il mare si stava alzando. Con la Prima Legge Speciale del 1973, lo Stato prese ufficialmente in carico il destino della laguna. Eppure, le buone intenzioni legislative si scontrarono subito con la palude istituzionale. Per superare la paralisi dei piccoli appalti infruttuosi degli anni Settanta, il governo prese una decisione politica che cambiò le sorti del territorio: nel 1984 venne costituito il Consorzio Venezia Nuova (CVN). Affidare a un unico polo di grandi imprese (in regime di monopolio) la progettazione e l’esecuzione dell’opera fu l’uovo di Colombo che, decenni dopo, favorirà il sistema corruttivo svelato dalla magistratura.

[ 📸 INSERIRE QUI FOTO: Immagine d’archivio di un comizio o di una manifestazione degli anni ’90 contro il MOSE, con striscioni del cartello “No MOSE” ]

Gli anni Novanta furono il decennio del grande stallo e dello scontro ideologico. Mentre il CVN spingeva per il progetto a paratie mobili a scomparsa, il fronte del “No MOSE” — guidato da influenti settori dell’ambientalismo e dall’allora sindaco Massimo Cacciari — propose diverse soluzioni alternative. Si discusse di restringimenti fissi delle bocche di porto, di navi-porta affondabili, e persino di rialzare l’intera città iniettando fluidi nel sottosuolo. Le alternative vennero metodicamente bocciate dai comitati tecnici ministeriali. La decisione divenne definitiva solo nell’aprile del 2003, quando l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, aggirando le ultime resistenze locali attraverso il “Comitatone” (il comitato interministeriale per la salvaguardia di Venezia), diede ufficialmente il via ai cantieri.

[ 📺 INSERIRE QUI EMBED YOUTUBE/VIDEO: Video di repertorio del 2003, la cerimonia di posa della prima pietra con Silvio Berlusconi e le autorità ]

I ritardi nei finanziamenti statali, le varianti in corso d’opera e, infine, l’esplosione dello scandalo giudiziario del 2014 trasformarono i previsti otto anni di cantiere in quasi venti.

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La politica ha dovuto attendere fino al 3 ottobre 2020 per incassare la prima, vera vittoria funzionale. Quel giorno, sotto la spinta dell’emergenza e dei commissari straordinari subentrati ai vecchi vertici arrestati, le dighe di Lido, Malamocco e Chioggia si sono sollevate simultaneamente, bloccando una marea che avrebbe altrimenti allagato Piazza San Marco. Un sollevamento dettato dall’urgenza: solo un anno prima (il 12 novembre 2019), una nuova disastrosa “Acqua Granda” aveva seminato distruzione, provocando danni per decine di milioni di euro e registrando un drammatico picco di marea di 187 centimetri sul medio mare.

Fonti e documenti

  • Legge 16 aprile 1973, n. 171 (Prima Legge Speciale per Venezia).
  • Atti del Comitatone (Comitato Interministeriale di Indirizzo, Coordinamento e Controllo).
  • Archivio La Repubblica e Corriere della Sera: Il dibattito sui progetti alternativi (anni ’90) e la posa della prima pietra (2003).

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